Vi riproponiamo l’articolo di Juan Pablo Villalobos apparso nel blog Ho un libro in testa per la rubrica Vi racconto il mio libro, dove scrittori italiani e stranieri spiegano come è nata l’idea che li ha portati a scrivere un romanzo. Il nostro Villalobos come sempre non si smentisce e ci regala un articolo esilarante.
Ho sempre avuto un problema con i miei capelli. Non mi piacciono. Alla fine mi sono rassegnato, ho imparato a tollerarli, ma la verità è che non mi piacciono. Proprio no.
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Nel mio primo romanzo, Il bambino che collezionava parole (Einaudi 2012, N.d.T.), il protagonista è un ragazzino con la fobia dei capelli, crede siano dei cadaveri che la gente porta in testa. Nel mio secondo romanzo, Se vivessimo in un paese normale (gran vía 2014, N.d.T.), c’è un personaggio con i capelli come i miei: caotici. L’ho chiamato Agente Zazzera.
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Un mese fa volevo tagliarmi i capelli ma, quando sono arrivato, la mia parrucchiera mi ha mostrato da lontano la mano sinistra: si era fratturata un dito. Andai nel panico, ci sono poche cose nella vita che odio di più del cercare un nuovo parrucchiere. Era giovedì e venerdì dovevo tenere una conferenza. I miei capelli erano in uno stato disastroso. Pensai: E ora? Non potevo andare a una conferenza con quei capelli, assolutamente no. La parrucchiera cercò di tranquillizzarmi:
– Te li taglio io.
– Lavori con il dito rotto?
– Naturalmente.
La guardai negli occhi, guardai la sua mano e pensai: Che razza di paese è questo? Non c’è un sistema di tutela sociale e lavorativa per cui la mia parrucchiera possa restare a casa in malattia? E poi, come fa a tagliarmi i capelli? Volevo scappare, non era il caso di arrischiarsi, ma il mio rimorso di classe fu più forte: non ebbi il coraggio di abbandonare la mia parrucchiera e lasciarla senza soldi.
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Dopo dieci minuti, sentii un leggero colpo sulla testa: era un pezzo di dito.
–Portami all’ospedale! –gridò la mia parrucchiera.
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Non perdete di vista la vera tragedia: mi aveva tagliato solo la metà destra dei capelli. Quella sinistra era intatta.
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Mentre aspettavamo in ospedale, mi misi a pensare a un possibile romanzo: la protagonista sarà una parrucchiera che deve lavorare con il dito rotto e finisce per tagliarsene un altro. Poi all’ospedale cominciano a succedere cose ancora più assurde e la trama si complica sempre più, includendo anche colpi di stato sulla luna.
Io ero seriamente preoccupato per lei, però non smettevo di controllare l’orologio: Alle cinque e mezza me ne vado, devo trovare un altro parrucchiere.
Immaginatevi se fossi andato alla conferenza con quei capelli. Avrebbero pensato che fossi un eccentrico. Che lo facessi per attirare l’attenzione. O peggio: che fossi un cretino.
Ve l’ho detto: Ho un problema con i miei capelli.
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I miei romanzi nascono sempre da una questione irrisolta, da un conflitto, da un trauma. L’origine è autobiografica. Il fatto si inserisce in un contesto sociale e politico e solo a quel punto penso alla trama: alla ficción.
Se dovessi stabilire una formula, direi che i miei romanzi sono costruiti con un 10% di materiale autobiografico, un 10% di materiale storico e un 90% di immaginazione. Non fa 100? Hmmm…
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Ero entusiasta al pensiero di cosa potevo fare nel romanzo con il pezzo di dito della mia parrucchiera. Ma di colpo l’abbandonai nella sala d’aspetto dell’ospedale. Magari un giorno scriverò un romanzo in cui i miei capelli siano il risultato dei problemi strutturali e delle ingiustizie del mio Paese.
Traduzione di Stefania Marinoni